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È il più giovane miliardario della classifica di Forbes (1,8 miliardi la sua ricchezza in stime) che con i suoi 26 anni, ha creato Snapchat, l’App di foto, video e messaggi che possono essere personalizzati con disegni e didascalie in cui il mittente sceglie per quanti secondi (da 1 a 10) potranno essere visualizzati prima di scomparire.

Snapchat

100 milioni di utenti la usano ogni giorno. Ha detto no a tre miliardi di euro di Mark Zuckerberg, che voleva acquistare la sua App. Ha ribadito il suo no al motore di ricerca Google, che gli ha fatto un’offerta d’acquisto di quasi quattro miliardi di euro. «Tutti mi chiedono: “Perché non hai venduto? Non guadagnavi nemmeno! Si tratta solo di una moda. Ora potresti goderti la vita su una barca. Ma Snapchat è qualcosa che amo ed è troppo importante per me» ha commentato Spiegel.
La sua passione lo ha ripagato. Dopo essere diventata la beniamina degli adolescenti, oggi Snapchat è usata dal 3% degli utenti Internet di tutto il mondo compresi tra i 45 e i 60 anni, con punte che arrivano al 50% di chi ha uno smartphone in Norvegia e del 63% in Irlanda.

Gli inizi

Figlio di avvocati che, laureati nelle università più prestigiose, hanno clienti come Sergey Brin, cofondatore di Google e aziende come la casa cinematografica Warner Bros.
La prima infanzia la trascorse a Pacific Palisades, vicino a Malibu, città californiana famosa per essere abitazione di molte stelle di Hollywood. All’età di 14 anni costruisce il primo computer e ha come migliore amico il professore di informatica.
Frequentò poi l’università di Standford dove incontra quello che ancora oggi è il suo direttore della tecnologia, Bobby Murphy, oggi è il 1.250° uomo più ricco al mondo con un patrimonio di poco meno di 1,5 miliardi di euro.

L’intuizione vincente

Dopo i primi insuccessi con la creazione di un social network e di un sito per gestire l’ammissione al college, a Evan Spiegel scatto la scintilla del business dopo la richiesta di un compagno di studi Reggie Brown, il quale lo interpellò per rimediare al pentimento di una sua foto inviata online. “Sarebbe bello se ci fosse una App che manda foto che scompaiono”. Quella stessa notte Evan, Reggie Brown e Bobby Murphy iniziarono a ricercare uno sviluppatore. Dopo una prima bozza approssimativa, le difficoltà iniziali vennero superate.

Dalle difficoltà iniziali al boom

La prima versione venne lanciata nel 2011 su iOS ma ci furono poco più di un centinaio di download nei primi 3 mesi. Dopo questo insuccesso ci fu un’aperta discussione dove venne estromesso dal gruppo Reggie Brown, cambiato nome all’applicazione da Picaboo a Snapchat e aggiunto i sottotitoli alle foto.

L’app prese il decollo grazie alle scuole, che iniziarono a utilizzare l’app per passarsi i compiti durante i compiti in classe: messaggi che scomparivano e non potevano essere usate come prova contro gli alunni colti in fragrante. A Natale 2011 conta 2 mila utenti, che diventano poi 10 mila a gennaio e 100 mila ad aprile 2012.
Con gli utenti arrivano i primi finanziamenti, con mezzo milione di dollari investiti per potenziare le infrastrutture dei server per accogliere più persone. L’app viene perfezionata e inizia a fare paura a Facebook perché consente alle persone di comunicare in segreto, fornendo un’opzione che il social network di Marck Zuckemberg non è in grado di dare. In Snapchat permette di condividere materiale compromettente senza quegli strascichi sul lavoro o con i genitori che hanno rovinato ben più di un utente Facebook.

Ecco perché, a oggi, Snapchat ha raccolto oltre 150 milioni di euro di finanziamenti privati ed è stato valutato in 9 miliardi di euro (qualcuno dice anche il doppio) di stima commerciale.

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